VISIONI
D’ACQUA
Gli orizzonti marini svelano lentamente
frammenti della città d'acqua. La facciata crema di una casa, un tetto
incendiato dal sole, il profilo lontano ed evanescente di un isola, ravvivato
qua e là dallo sbuffo verde di un albero. E' un luogo fermo, sospeso tra le
infinite immensità del cielo e le azzurre pause di mari sognati dai marinai,
quando escono ubriachi di vento dalle stive dei bastimenti, dopo mesi e mesi di
navigazione solitaria. Allora, la visione della terra è la salvezza, il rifugio
dell’ anima malata, e il raggio di sole che colpisce come un lampo il vetro di
una finestra socchiusa si trasforma in un segnale sicuro, un punto d'arrivo da
non dimenticare più.
Roger de Montebello è un marinaio che veleggia assorto nei mari della pittura.
Il suo astrolabio è il pennello, il portolano la tavolozza, il suo oceano la
tela, inquieta e traditrice come un mare in bonaccia, che da un momento
all'altro può diventare palcoscenico della tempesta più spaventosa. Anche lui,
come gli abili nostromi del passato, conosce bene i venti, le nuvole, le
nebbie, il canto rauco degli uccelli marini, il freddo brillare delle stelle
nette notti tropicali. Si muove con la cautela necessaria, controlla gli
incantesimi e i miraggi, sa soffermarsi sui minimi dettagli per decifrarne i
silenziosi messaggi. Poi, una volta fissata la rotta, scivola leggero tra i
canali di Venezia e le colline della Spagna, per inventare ancora una volta
luoghi densi di memoria e suggestione. Coglie un bagliore improvviso, il
profilo di un ombra, i misteri di un colore acceso dal tramonto, la sospensione
di un pomeriggio d’estate, quando la vita sembra abbandonare strade e piazze
per rintanarsi in un altrove immobile e dolcemente malinconico. Il territorio della
sua pittura è il genius loci, lo spirito dei luoghi che abita
silenzioso questi dipinti composti di visioni estreme, dove la presenza
dell’uomo è ridotta a pura memoria, a un incanto di elementi minimi, avvertiti
e interpretati da una sensibilità acutissima.
La pittura silenziosa di Roger de Montebello affonda le sue radici
nell'ascetismo dei pittori del trecento, da Giotto a Simone Martini, da Duccio
ai Lorenzetti, per arrivare ai grandi del primo quattrocento : Masaccio, Paolo
Uccello, Lippi. Poi, certo, Piero della Francesca e le sue geometrie perfette,
maturate tra i colli del Montefeltro e Urbino, quella « città in forma di
palazzo » che fu un vivace polo di cultura dell'Europa rinascimentale.
Spazi, volumi, silenzi, atmosfere assolute filtrate attraverso la lezione dei
maestri della metafisica, da de Chirico a Carrà. Ed è proprio con una frase di
Carlo Carrà che voglio concludere queste brevi note, perché mi sembra si adatti
perfettamente all'arte di Roger : « fare di un paesaggio un poema pieno di
spazio e di sogno, dove gli elementi naturali sono accessori ». Questa, in
fondo, è la magia della pittura di Roger de Montebello.
Ludovico Pratesi, Roma, 1994